“Intendiamoci: non ho (quasi) niente contro l’uso dei termini inglesi nei discorsi di lavoro. Fungono spesso da collante, conferiscono sicurezza a chi parla e chi ascolta, come se tutti facessero parte della stessa tribù. Ma oggi ho avuto la sensazione che non si trattasse semplicemente di far ricorso a un termine familiare a tutti, di percorrere una scorciatoia linguistica. Oggi ho avuto la netta sensazione che, sotto l’inglese, si nascondesse una semplice carenza mentale e pratica dell’italiano.”

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