Caro Leonardo, questo post è già vecchio mentre ti rispondo, ma io sono lenta. Ci sono molte ragioni per cui non mi piace, una delle quali è che vedo applicato un canone di argomentazione che ti ho visto applicare più o meno per qualsiasi “tema scottante in cui voglio andare controcorrente rispetto ai bloggers”, e ciò, anche quando l’argomentazione è ben svolta e l’eloquio brillante, mi viene a noia. Ma questo finale mi ha fatto innervosire, e dato che ho un tumblr ne approfitto per sfogarmi.
Non ho mai messo in dubbio il mio essere atea: alle lezioni di religione mi pareva mi stessero pigliando per i fondelli raccontandomi un sacco di musse, per cui a 9 anni ho deciso che ero troppo vecchia per quelle cazzate, e ho smesso; è stato tutto molto naturale e non ha comportato alcuna crisi. Ma l’elemento di ovvietà probabilmente dipende dal fatto che avevamo già due atei in famiglia: mio padre e mia nonna.
Mia nonna è emiliana, come te; da giovane era una mondina, non ha alcun titolo di studio ma sa leggere e scrivere; non ha mai avuto un’auto, quindi le poche volte che uscita dal suo quartiere ha preso l’autobus (a Genova; nel suo paese immagino andasse in bici). Mio padre ha sempre fatto l’operaio, ha la licenza elementare, ha preso la patente solo a 40 anni ma preferisce prendere il bus.
Non sono degli intellettuali, non sono dei razionalisti. Sono dei comunisti. Hai presente, no? Quelli che la religione ha sempre solo servito il potere e causato guerre e povertà, che i preti sono degli avvoltoi che campano sulle spalle dei lavoratori, che la Chiesa è un covo di oppressori del popolo. Quelli che ovviamente Dio è stato inventato per metterci a tacere, non può certo esistere un Dio che permette queste cose e ci fa vivere così. Quelli che la rivoluzione si sarebbe fatta sicuramente entro la settimana che viene. Non i comunisti del manifesto, o i “figicciotti” che cavalcano il vintage, intendo quelli che una martellata sulla nuca al padrone erano lì lì per dargliela e stanno ancora adesso a domandarsi se non era meglio farlo davvero, per quel che importa ora.
Ho raccontato del bus con lo slogan dell’UAAR a mio padre, mentre tornavamo (in bus) dall’ospedale dov’è ricoverata mia nonna, e lui ha ridacchiato. Gli è sembrata una cosa simpatica. Gli ho raccontato anche dello sbattezzo e ha detto che in effetti è una cosa sensata, dopotutto si tratta di toglier loro un vantaggio.
Io penso che l’UAAR abbia ragione a sottolineare quanto spesso il cattolicesimo venga considerato “naturale” e ovvio, i valori del cattolicesimo come valori universali, e come i privilegi della Chiesa danneggino direttamente i cittadini italiani, chiunque essi siano. E penso che il tuo ragionamento riveli molto più snobismo di quello di cui accusi i promotori e i sostenitori di questa trovata, dato che automaticamente togli ai poveri e ai meno istruiti la capacità non solo di ragionare, ma di ribellarsi.
Gente come mio padre e mia nonna c’era prima di te e continuerà a esserci sempre. E’ gente che ha lottato per non essere ignorata, e tu dimostri come sia stata una lotta totalmente inutile.
Un applauso a Irene.
Irene, c’e’ qualcuno anche piu’ lento di te. Fortunatamente per lui, perche’ cosi’ puo’ riportare qui quanto hai...